Il buddy film è un genere cinematografico che tratta l’amicizia tra due uomini, amicizia che molto spesso tende ad annullare la componente femminile, vista solo come puro intralcio alla relazione maschile. E come non pensare a questo genere mentre si guarda Sherlock Holmes – Gioco di ombre?
Ci ritroviamo con due dei personaggi meglio scritti negli ultimi anni, dopo un primo capitolo che aveva colpito molti per la forza visiva che lo rappresentava. Anche in questo secondo episodio ci sono molti accorgimenti (forse troppi) dal punto di vista spettacolare, tanto che alcune volte si fa fatica a seguire ordinatamente l’indagine dei due protagonisti, che dovrebbe essere il vero fulcro di una storia su Sherlock Holmes. Le sequenze dei combattimenti corpo a corpo sono altamente spettacolari, ma Holmes non è Neo e non ha preso la pillola rossa, ma solo mangiato qualche foglia di coca. Certo, Ritchie ricalca le orme che avevano portato fortuna al suo primo film, ma forse qui calca un po’ troppo la mano con i flash-forward che anticipano le mosse che Holmes farà durante i successivi pestaggi.
Anche la sequenza in cui il gruppo dei nostri fugge nel bosco e i tedeschi gli sparano con un cannone gigantesco (invenzione che verrà utile durante la I Guerra Mondiale) è alquanto esagerata: va bene la spettacolarità, ma inserita così insistentemente è ridondante e qualche volta fuori luogo.
Downey Jr. e Law fanno ancora egregiamente il loro lavoro, dando una caratterizzazione ben precisa ai due personaggi di Conan Doyle. Come dicevo prima, questa pellicola ricalca in maniera evidente gli schemi del buddy film: l’amicizia tra due uomini è molto più forte e importante che l’amore tra un uomo e una donna. Di indizi ce ne sono molti, a partire dal matrimonio di Watson, dove Holmes è evidentemente contrario verso questa eventualità: ma non è tanto contrario alla pratica del matrimonio in sè, quanto a quello del suo amico, tanto che se ne va malinconico, in preda della gelosia.
Tutto ciò raggiunge l’apice nella scena del treno, dove Holmes è in maniera paradigmatica vestito da donna. Qui non solo il dectetive entra prepotentemente nella vita della coppia, ma butta addirittura la donna-ostacolo giù da un treno in corsa mentre attraversa un ponte alto trenta metri. Non contento, Holmes si sostituisce addirittura alla sposa nella prima notte di nozze: infatti la lotta che ha con Watson, con le posizioni che assumono i due, somiglia molto ad un amplesso.
Attenzione però, Ritchie non disegna Sherlock Holmes come un personaggio omosessuale: sappiamo bene l’amore (o qualcosa di simile) che prova per Irene Adler. Solo che Holmes è destinato, per quello che è, a rimanere solo (tanto che Irene muore subito), e lui lo sa, sintetizzando bene la questione nel discorso che fa a Watson sul morire da soli. Ed è proprio Watson “l’anima gemella” di Holmes, perchè lo capisce e lo accetta per quel che è, non abbandonandolo mai.
Un punto sicuramente a favore è la presenza della storica nemesi di Holmes, e cioè il professor Moriarty. Molto bella la partita a scacchi che giocano mentalmente quando sono all’esterno del castello, e la metafora con il combattimento girato tutto nella loro testa è sicuramente riuscita. Interessante anche la citazione che Ritchie fa de L’ultima avventura, libro in cui Conan Doyle fa morire Holmes, stufo di dover scrivere sempre storie con lo stesso personaggio: anche in quel caso Holmes cadde dalle cascate di Reichenbach per mano di Moriarty, e anche in quel caso il corpo non fu ritrovato. Dopo la protesta dei fan, Doyle dovette tornare a scrivere di Holmes, facendolo ricomparire ne L’avventura della casa vuota.
Non manca quindi anche qui (come in molti film hollywoodiani degli ultimi anni) una critica feroce a chi si arricchisce in periodo di guerra: un riferimento all’amministrazione Bush neanche tanto velato. Peccato però che il dialogo tra Moriarty e Holmes mentre giocano a scacchi sia abbastanza prevedibile, portando ancora una volta all’attenzione la scarsa moralità del genere umano.
In conclusione, Gioco di ombre è sicuramente un film godibile, molto movimentato, ma che si avvicina più a una pellicola con protagonista Jack Sparrow, piuttosto che a una con l’inquilino del 221b di Baker Street.
VOTO: 7
Curiosità:
- quando Holmes è sul treno vestito da donna, il trucco che porta è inquitantemente simile a quello del Joker de Il cavaliere oscuro. (grazie a Ste V. per avermelo fatto notare)